MONASTERI CHIUSI

MONTESCAGLIOSO:  Il paese dei quattro Monasteri  …. chiusi!

Mettersi in mostra e palesare le proprie bellezze recondite è una consuetudine diffusa, che attiene tanto al gentil sesso che ai nostri paesaggi urbani, al fine di attirare corteggiatori nel primo caso e raccattar turisti nel secondo! Appare superfluo elencare le meraviglie architettoniche che impreziosiscono Roma, Firenze o Napoli, mete di turismo internazionale. Vogliamo, invece, segnalare le attrattive di Matera, città dei Sassi, e di una cittadina della medesima Provincia, Montescaglioso, città delle Pietre. A dir il vero, la comunità che anima quest’ultima località si inorgoglisce per la presenza sul suo territorio di ben quattro Monasteri.

Il flusso turistico, che da Matera rimbalza sulla cittadina delle Pietre, si caratterizza per arrecare con sé un peculiare dono, raro ai giorni attuali: la fede religiosa! Infatti, frotte di visitatori esterni si affrettano a visitare questo importante centro storico-culturale, per poter orare in ciascuno dei quattro conventi ivi presenti: l’Abbazia di S. Michele Arcangelo con annessa chiesa benedettina, il Monastero delle Benedettine, dedicato alla SS. Concezione, il Convento agostiniano ed il Convento dei Cappuccini. Per il devoto turista che vuole anche raccogliersi in preghiera ed astrarsi dalle miserie del quotidiano, la città offre numerosi luoghi di raccoglimento interiore: la Chiesa di  S. Maria in Platea, arricchita da affreschi cinquecenteschi; la Chiesa Madre dei Ss. Pietro e Paolo che custodisce quattro tele attribuite dal critico d’arte Vittorio Sgarbi alla mano diretta del  calabrese, cavalier  Mattia Preti, attribuzione smentita da altrettanto autorevoli critici; la Chiesa di S. Rocco che conserva ben due statue dell’omonimo Santo Patrono del paese e che viene arieggiata  una volta l’anno in occasione della solenne  festa patronale quando al Santo vien consentito respirare aria fresca e non quella stantia della nicchia in cui è racchiuso. E numerose altre Chiese e Cappelle di fama minore, ma di comprovato oblio nella memoria paesana.

Come non condividere la costernazione dei pellegrini turisti che, una volta scalato la collina pomposamente appellata Mons (Caveosus o Scabrosus, che importa?!)  negli antichi annali, si ritrovano tutto questo ben di Dio ermeticamente chiuso, non visitabile e custodito gelosamente sotto chiave? L’ Abbazia Benedettina di San Michele Arcangelo è in perenne ristrutturazione dagli anni ’60 e, nonostante i miliardi investiti, rimane visitabile solamente per circa un quarto del fabbricato. L’annessa Chiesa di S. Michele, dopo un restauro avvenuto dopo il terremoto, è rimasta aperta alla pubblica fruizione per pochi anni, per poi   ritornare preclusa alla visita e alla preghiera da almeno 30 anni, a dispetto dello stanziamento di fondi ministeriali di ben 3 milioni necessitanti per il suo secondo recupero. La Chiesa edificata nell’XI secolo d. C, dedicata a S. Maria in Platea, in stile romanico e abbellita da affreschi sulle sue pareti interne, è stata prudenzialmente resa inaccessibile nel timore di una tumultuosa invasione da parte di torme di roditori della famiglia dei Muridi e stormi di falchi grillai, invasione mai documentata negli anni trascorsi quando era accessibile liberamente, ma paventata in questa epoca di stravolgimenti climatici! La Chiesa dell’Immacolata Concezione, annessa al Convento delle Clarisse (pardon, attuale Palazzo di Città!), è accomunata nello stesso destino: la negazione all’accesso trova giustificazione in un furto di un candeliere in metallo argentato che ne ornava l’altare maggiore e che una imprudente turista (napoletana?! pugliese?! le indagini sono ancora in corso) aveva trafugato al momento della visita, occultandolo tra le poppe di cui madre natura l’aveva resa sovrabbondare.  

L’ultimo appestato vivente in Italia e che, speranzoso, era giunto qui a Montescaglioso non potè implorare la guarigione dal S. Rocco, indiscusso guaritore da questo morbo, perché il Taumaturgo non era in possesso della chiave per uscire dalla Chiesa a lui dedicata. In una condizione più felice si trovano gli appartenenti all’ordine degli Agostiniani, in quanto la loro chiesa viene regolarmente aperta al culto per i montesi e per gli ormai esauriti (in numero, s’intende!) frati dell’ordine, e l’annesso cortile dell’originario chiostro conventuale oggidì destinato a parcheggio d’auto per pochi privilegiati. Escluso dalla visita rimane ancora un affresco di buona fattura, raffigurante il fondatore S. Agostino che, in quanto opera pregevole, è affidato all’incuria e alla sicura decadenza.  Infine, le due ultime chiese custodiscono gelosamente organi settecenteschi, entrambi immolati alla consunzione da parte dei tarli del legno (tassonomicamente classificati come Anobium punctatum), solamente perché a qualcuno la musica sacra non risuona gradevole al proprio orecchio, mentre gli assicura dolorosi sconvolgimenti viscerali!

A questo stato di inerzia ed indifferenza, che, in attesa dell’arrivo di Godot, compenetra, ammorbandola, la residua vivacità culturale dei montesi, Amministrazione civile compresa, hanno tentato di reagire le iscritte al locale club delle Giovani Marmotte le quali, spinte dal vagheggiare una immediata soluzione alle varie chiusure, hanno approvato, all’unanimità, di procedere al lavaggio, ogni primo venerdì del mese, delle scale di accesso, antistanti ciascuno degli edifici storici. Iniziativa, questa, immediatamente osteggiata da parte degli attempati soci del Circolo Unione del paese che giustamente, a parere di chi scrive, temono di venir disturbati dal vociare turistico durante le impegnative serate trascorse nel gioco delle carte.

Chi ha consuetudine di deambulare nel centro storico del paese dei quattro Conventi, assecondando il precetto manzoniano (“Adelante, Pedro, con juicio, si puedes …), si imbatte di sovente in visitatori che manifestano un impellente bisogno di innalzare inni al Signore in questo borgo così carico di pregnanza religiosa.  Si condivide, con loro, il rammarico per il non cale del patrimonio storico-culturale da parte di chi di dovere, giustamente preoccupati di preservarlo, sic et simpliciter, per le future generazioni, ammesso che avvengano ancora concepimenti in un paese a corto di giovani e in declino demografico. Ma, per andar incontro al loro desiderio, è opportuno indirizzarli all’unica chiesa aperta di continuo, la Chiesa Parrocchiale di Santa Lucia, con la speranza che i turisti non abbiano a volgere il capo in alto per ammirare il moderno campanile, che a cappello  sorregge una struttura in cemento, irriverentemente paragonata in passato ad una cassa da morto!

 

                                                                                   Passero solitario,

                                                  alla campagna cantando vai finché non more il giorno

 

Commento alla Figura

A: Chiesa di S. Maria in Platea, chiusa (no.3), aperta (no. 1 e 6)

B: Chiesa di San Michele Arcangelo, chiusa (no. 7 e 8), aperta (no. 2)

C: Chiesa Immacolata Concezione, chiusa (no. 9), aperta (no. 3)

D: Chiesa di San Rocco, chiusa (no. 8)

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